Una bilia rossa in un labirinto

Stress da lavoro: tra adempimenti normativi e pratiche di intervento

Stress da lavoro: positivo e negativo

Occuparsi di stress significa occuparsi di salute. Perché se è vero che non è una malattia, esso può averne gli effetti e le sembianze. In altri termini, può diventare un rischio. Tanto più questo rischio si presenta nell’ambiente di lavoro, tanto più è importante intervenire.

In un mondo in cui tutto cambia velocemente, spesso si trascurano i segnali di affaticamento psicologico, del corpo che invecchia, delle prestazioni che non stanno al passo con le richieste e dei livelli di ansia che crescono, a volte fuori controllo. Ecco perché lo stress da lavoro è un tema più che mai attuale, che riempie le pagine dei quotidiani e delle riviste scientifiche. Se un tempo dichiararsi stressati sembrava quasi fonte di ulteriori problemi o un fatto di cui vergognarsi, oggi è la manifestazione di una piena consapevolezza e del bisogno di avere cura di sé. Anche perché, come è noto, una buona dose di stress positivo (il cosiddetto eustress) è segno di energia e vitalità, mentre quello da gestire resta lo stress negativo (distress), percepito come eccessivo e pericoloso.

Così come le fonti di stress sono molteplici, anche le percezioni del suo livello variano da soggetto a soggetto. Sicuramente l’ambiente gioca un ruolo importante, ma non bisogna sottovalutare le caratteristiche individuali. Ed è per questo che in ambito lavorativo diventa fondamentale riconoscere i fattori (stressors) che possono rappresentare potenziali rischi per la salute e per il benessere.

Il D.lgs 81/2008 e lo stress lavoro-correlato (SLC)

Per quanto sia risaputo che elevati livelli di stress, ed eventuali danni per la salute, non si manifestino soltanto nei luoghi di lavoro, è qui che il piano della responsabilità civile e sociale assume maggiore rilievo. Lavoratori e imprese condividono questo onere, non solo per evidenti ragioni giuridiche.

Nel panorama della legislazione italiana il Decreto legislativo 81/2008, aggiornato nel giugno del 2016, rappresenta il testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con il quale si è introdotto, in linea con l’accordo europeo del 2004, il concetto di stress lavoro-correlato (SLC). Con questo termine si intende dare valore e legittimità di attenzione a un’ampia gamma di fattori potenzialmente pericolosi per la salute e per il benessere dei lavoratori. Tra questi non vanno solo annoverati i rischi di tipo fisico, chimico e biologico, ma anche quelli cosiddetti psicosociali, ovvero legati alla progettazione, gestione e organizzazione del lavoro e del contesto organizzativo in cui si lavora.

Perché questo genere di fattori è di particolare interesse?
Quali misure di prevenzione e protezione sul piano della salute fisica e psicologica devono essere incentivate? Come si può intervenire in modo mirato?

Anzitutto occorre riconoscere che intervenire sullo stress occupazionale non è solo una responsabilità dettata da un adempimento normativo, ma è un fatto culturale e di progresso di una società. Al di là dei parametri produttivi e di carattere economico, la salute di un’organizzazione si valuta dalle dimensioni sociali e ambientali del benessere che riesce a promuovere, sia al suo interno, sia verso l’esterno. Sotto questo profilo, numerosi sono gli interventi possibili.

Oltre la norma, l’intervento multiprofessionale nello stress da lavoro

L’importanza dell’interazione uomo-ambiente nella prevenzione e nella genesi dello stress occupazionale, del burnout o dei fenomeni di mobbing, non è solo rinforzata da evidenze empiriche e di ricerca, ma dall’attenzione che molte discipline rivolgono al tema. Ricordiamo il diritto del lavoro, ma anche la sociologia, l’economia aziendale, l’ingegneria gestionale, l’ergonomia, e ovviamente la medicina e la psicologia del lavoro[1].

L’ottica multiprofessionale è dunque da privilegiare, soprattutto nel caso in cui alle valutazioni oggettive medico-cliniche si associno quelle soggettive di ordine socio-relazionale. Di particolare interesse sono gli interventi, gestiti da psicologi, volti alla formazione e all’informazione dei lavoratori: per far sì che sviluppino una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio presenti nell’ambiente di lavoro e una migliore percezione delle conseguenze che ne derivano.

Allenare un’attenzione focalizzata e consapevole sugli aspetti legati al benessere organizzativo è una competenza chiave che ogni datore di lavoro e buon manager deve avere in mente. Per questo le imprese non possono cessare di investire nel miglioramento del clima interno, dei fattori di soddisfazione, dei benefit per la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita, della rete di relazioni, del coinvolgimento motivazionale.

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[1] Per approfondimenti nell’ambito della psicologia del lavoro si può far riferimento al gruppo interno alla Siplo, Società Italiana di Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione.

Alessia Rossi

Psicologa del lavoro e psicoterapeuta, svolge attività di consulenza, ricerca e formazione nell’area delle risorse umane. Si occupa di sistemi di valutazione delle competenze, di benessere organizzativo e di consulenza di carriera.
Insegna ‘Metodi e strumenti in psicologia dell’orientamento’ all’Università di Genova.
Dal 2011 è membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione.
Alessia Rossi