Strategie per il successo

“Sbagliando si impara”. 
Siete d’accordo? Quali strategie attuare per ottenere il successo

Come è possibile imparare da una cosa sbagliata?

“Sbagliando si impara”: questo ci insegna un famoso motto popolare. Eppure, a pensarci bene, qualcosa non torna: le strategie per il successo possono partire dai nostri errori?
Tutto ciò che ci possono insegnare, se siamo fortemente motivati, è la perseveranza, la tenacia, la voglia di farcela, l’andare avanti ancora nonostante tutto. L’errore può insegnarci, al limite, cosa non fare più. Ma mai ci insegnerà cosa fare. Perché possiamo scoprire centinaia di comportamenti, soluzioni, atteggiamenti, azioni sbagliate e quindi scartarle con assoluta certezza, eppure brancolare ancora nel buio rispetto ai comportamenti, alle soluzioni, agli atteggiamenti corretti. In altre parole, procedendo per tentativi ed errori rischiamo di passare la vita ad escogitare un’infinità di modi diversi, tutti sbagliati, per fare ciò che dovremmo “semplicemente” imparare a fare bene.
Senza contare il fatto che focalizzarci sugli errori ci incupisce, ci intristisce, ci irrita. Ci fa percepire come inadeguati e incapaci. Oppure ci fa innalzare muri virtuali potentissimi, fatti di alibi e pretesti che attribuiscono all’esterno, fuori di noi, ogni responsabilità dei nostri insuccessi. Così restiamo immobili, incapaci di progredire, paralizzati da un sentimento di frustrazione in attesa di una magica svolta regalata dal destino.

L’influenza del “NO” a prescindere

Credo che buona parte della responsabilità di questo atteggiamento diffuso, sia da attribuire (come sempre) alla nostra educazione, la quale, essendo preferibilmente punitiva più che premiante, negativa più che positiva, ci fa crescere fin da bambini con il tormentone del “no”. La prima parola che i bambini imparano quando iniziano a parlare non è mamma, come si potrebbe pensare, bensì “NO”. Li cresciamo ripetendo loro costantemente questo monosillabo, pronti a frenare ogni istinto, ogni slancio creativo e curioso. Lo facciamo per proteggerli, naturalmente, il fine ultimo è un fine amorevole, eppure rischia di trasformarsi in un’insidia per il loro futuro. Anche il no è fondamentale, sia ben chiaro, imparare a dirlo quando necessario è educativo per tante ragioni, non ultima la capacità di gestire la frustrazione. Resta il fatto che spesso, soprattutto in età evolutiva, (le cose cambiano radicalmente poi con l’adolescenza e l’età adulta) si abusa del no, ottenendo l’effetto paradossalmente opposto, che è quello di svuotarlo del suo valore, introiettandolo quasi come fosse un intercalare, un no a prescindere.
Quante volte vi capita di iniziare una frase con il “no”? Talvolta non ce ne rendiamo conto e succede: come se quella malefica parolina incontrollata uscisse fuori dalla nostra bocca prima ancora che il pensiero consapevole se ne possa rendere conto.

Se gli errori non bastano per avere successo, cosa ci serve?

Qual è allora il segreto? La chiave di volta è focalizzare l’attenzione sui nostri successi, qualunque essi siano! Non è importante che siano necessariamente lavorativi, o scolastici. Possono essere successi relazionali, successi nello sport, o nelle nostre passioni. Là dove abbiamo fatto bene, là dove ci siamo sentiti “forti”, dove abbiamo raggiunto risultati grandiosi, proprio là dobbiamo tornare con la nostra mente. Analizzare la nostra performance, chiederci cosa abbiamo fatto e soprattutto come lo abbiamo fatto. Ecco, il come è fondamentale, tanto quanto il cosa. Una stessa azione, eseguita in modi diversi porterà a risultati diametralmente opposti. Persino nella comunicazione è il tono a fare la musica: una semplice parola, la stessa, pronunciata con tono grave o con tono acuto, accompagnata da una mimica facciale coerente con il tono, assumerà significati diversi.
Poiché il nostro obiettivo deve essere quello di rendere replicabile e sistematico il successo, impariamo a osservarci mentre le cose vanno bene. Ascoltiamo le nostre parole, il nostro corpo, la nostra mente. Diamo valore a ciò che stiamo facendo, nel momento presente. In una sola parola: concentriamoci.
Concentriamoci sull’attimo che stiamo vivendo, memorizziamo ogni gesto e ogni pensiero in modo da poterli replicare ed eventualmente, quando necessario, riadattare e perfezionare.

Le strategie per il successo si celano in un verbo!

Einmal ist keinmal”, così recita un antico proverbio tedesco: ciò che accade una volta sola è come se non fosse mai accaduto.
Partiamo dal presupposto che avere successo non sia dato da un unico singolo episodio. In questo caso tutt’al più possiamo parlare di fortuna, di casualità e quindi è come se non fosse mai accaduto. Il vero successo è sistematico, è un’abitudine, è prima di tutto un modo di pensare. È qualcosa che nasce nella testa. Infatti la parola “SUCCESSO”, prima che un sostantivo è un verbo: il participio passato del verbo succedere. Rappresenta qualcosa che è già accaduto. Dove? Nella nostra mente. Se riesci a immaginarlo, se lo hai pensato, se ci credi davvero, ti attiverai per concretizzarlo e trasformerai i tuoi pensieri in azioni. Saranno azioni positive, finalizzate al tuo scopo, ricche di energia quasi inebriante.
In altre parole, le nostre aspettative daranno vita alla cosiddetta profezia che si autodetermina, ossia una preconcetta definizione di una situazione stimolerà comportamenti che porteranno alla realizzazione di tale preconcetto. Le mie idee, i miei pensieri, le mie opinioni faranno sì che io attivi comportamenti in grado di confermare e concretizzare quelle mie stesse idee, pensieri, opinioni.

È vero o no che quando vogliamo davvero qualcosa, con tutti noi stessi, quando siamo fermamente determinati a raggiungere una meta, sembra che nulla ci possa fermare?

Ludovica Franchini

Socio fondatore e responsabile Divisione Risorse Umane di Gesto Group, è esperta in comunicazione efficace, gestione e lavoro di gruppo, negoziazione e gestione del conflitto, leadership, analisi del clima organizzativo, formazione formatori.
Laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino. Master in Psicologia dello Sport.
Si occupa di consulenza organizzativa e realizzazione di progetti formativi complessi rivolti ad Enti pubblici ed imprese private, con particolare attenzione al settore retail. In qualità di Mental Trainer collabora con associazioni sportive e atleti professionisti.
Ludovica Franchini